mercoledì 7 novembre 2007

Winckelmann. La scoperta della forma plastica e la sua interiorizzazione


Non si potrebbe immaginare un'opera di tendenza più contrastante nei confronti del Messias di Klopstock; il saggio di W. Pensieri sull'imitazione delle opere dei greci nella pittura e nella scultura è un'esaltazione dei concretissimi valori plastici della scultura greca che rappresenta l'ideale di corpo umano in una sua insuperabile ed immutabile perfezione. Esaltazione anche della corporeità intesa come sostanza imprescindibile dell'uomo e della ben definita forma plastica intesa come requisito primo di ogni vera arte.
Condannando gli arbitri innaturali del barocco e del rococò, W. adotta come modello le forme naturali, ben proporzionate dell'arte greca, essenza dell'"Universale-Umano" che trascende tutte le epoche.
La bellezza universale-umana si contrappone così a quel bello "caratteristico" che il 700 cercava dappertutto, in ogni piccolo particolare. La precettistica grecofila di Winckelmann è alla base della posteriore arte neoclassica e dello stile Impero diffuso da Napoleone in tutta Europa.
W. ammira i valori plastici nella loro staticità, cui dà anche un significato morale. Carattere dell'arte greca è la nobile semplicità e serena grandezza, fusione della dignità e della grazia, indice di equilibrio morale, di un perfetto e consapevole autodominio.
In Germania questa superaccentuazione della serenità dell'arte greca è un ritorno al pietismo, in cui Winckelmann, pur volendo reagire, ricade.
Nella serenità egli vede un riflesso dell'atarassia; gli dèi erano perfetti e felici perché, non toccando le sventure umane, vivevano nella contemplazione (cfr. ideale del nobile e coscienza vuota); non agivano come i mortali, ma contemplavano le azioni di questi.
Sulla contrapposizione della felicità contemplativa degli Dei e dell'infelicità degli uomini condannati a vivere, cioé ad agire, si fonderanno alcune delle poesie più significative del classicismo e del romanticismo tedesco.
Ecco che quindi W. riafferma il sentimento pietistico dell'atarassia: la parola still designa ora l'insondabile, enigmatica serenità che Goethe ammirava nel volto della Giunone Ludovisi.
L'insignificanza del bello depurato da ogni ingrediente esterno dice in definitiva che il bello esemplare, purificandosi da tutte le scorie del "caratteristico" attraverso la forma limpida di una propria sempre uguale armonia, giunge all'immutabile verità dell'anima umana.
Essenziale è da lui la bellezza concepita come un elemento che è o sembra del tutto esteriore: la nobiltà del contorno, la linea difficile che divide il pieno dal superfluo, ed altre simili determinazioni che sottolineano l'essenzialità della linea sentita come presupposto di una plastica concretezza.
Ma vi è anche il paragone fra il marmo e le onde del mare, la commistione di moto e immobilità, del fremito vitale e della forma statica.
Nel finito, Winckelmann scopre un infinito in senso pagano derivante dalla finitezza assoluta ed immutabile.

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