
L’ipotesi è che l’ideale di eroe di tutta la cultura occidentale (intendendo con ciò la cultura che inizia almeno dal medioevo, in un impulso che si fa più forte man mano che si avvicina all’apice romantico) si possa riassumere nell’immagine del nobile, intesa in tutta la sua vasta portata semantica (che possiamo però brevemente ricondurre tutta al sinonimo superiore, scartato perché meno immediatamente evocativo).
Questo modello del nobile sembra nascere direttamente dall’unione dell’ascesi mistica cristiana con il residuo dell’atteggiamento stoico proprio del patriziato romano (di ambiente prettamente senatorio). Si rappresenta e si formula poi coerentemente per la prima volta con forza nel sistema cortese e cresce grazie alla maggiore elasticità di pensiero che gli dona il movimento rinascimentale; subisce quindi una brusca impennata scandita dalle tappe della Riforma luterana, che si svilupperà nel Pietismo, parallelamente al razionalismo, che sfocerà nell’illuminismo. La quasi completa monopolizzazione del modello dell’eroe in favore del tipo “nobile” avverrà poi in quella speciale miscela di pietismo, illuminismo e correnti mistico-irrazionaliste che darà origine al movimento pre-romantico; il romanticismo si pone come la coscienza stessa di questo modello predominante, che può essere riassunta perfettamente nella formulazione hegeliana aufheben (“superare mantenendo”-dopo spiegare perché è un movimento erotico, e giustificare il successo del tipo nobile proprio per il suo valore di tattica erotica---Girard). Nell’epoca post-romantica sembriamo trovarci davanti ad una volontà di superare tale ideale, che rimane però ancora vaga, senza successo, o comunque tale che nessuna immagine è riuscita a sostituirsi a quella del nobile; si può dire però che essa si sta muovendo sempre più verso l’assunzione di una caratterizzazione utopistica nei confronti del reale, sempre più compreso nel suo essere intimamente multiforme dopo i “distruttori” del post-Nietszsche.
Quello che costituiva e costituisce l’essenza fondamentale del mito del nobile, cioè la libertà del desiderio intesa nel senso di completa autonomia (“non bisogno dell’Altro”), è stata appunto spezzata in questo fulcro, soprattutto dagli autori più realisti, che possiamo far convergere a mio parere nella figura di Renè Girard come apice di questo atteggiamento nell’ambito filo-psico-antropologico; in quella di Milan Kundera, invece, per quanto riguarda l’ambito della letteratura; interessante anche il caso, che potremmo considerare come il capovolgimento del nobile, del modello “debole” nei film di Woody Allen. (anche se tuttavia gli sviluppi moderni del nobile, che potremmo riassumere nei due tipi “macho” e “duro americano”, sono pur sempre affermatissimi)
Al centro del modello del nobile sta il disinteresse, che più tardi elaboreremo e ricondurremo ad una valenza prevalentemente erotica; il nobile è disinteressato, ed è conseguentemente autonomo, libero. Una sua definizione corretta potrebbe essere questa: “colui che pur possedendo la libertà (non dipendendo da altri, non avendo bisogno degli altri) riesce a superarne il polo negativo, ovvero l’indeterminatezza, realizzando la completa autonomia e purezza del desiderio, senza intermediari di sorta tra lui stesso, soggetto desiderante, e l’oggetto desiderato.”
Quello che lo connota come un ideale in senso perlopiù utopico, è la forza di gestire la libertà, di non averne paura, il non-restare inchiodato dalle possibilità aperte (indeterminatezza—vedi la scelta nella condizione esistenzialistica; ma anche già in Hegel, nel coraggio di fronte alla morte del signore, e in Nietzsche, nell’oltreuomo), e il desiderio autonomo, il tutto senza bisogno, senza necessità dell’Altro. Condizione che non si pone quasi mai nella realtà, ed è di regola appunto un’illusione.
(per esempio nell’autarchia fascista possiamo vedere il mito del nobile applicato alla politica: un nobile particolarmente infantile, che però riflette perfettamente nella sua struttura di stato chiuso l’ermeticità, il serrarsi in se stessi in perpetua tensione, senza ammettere un aiuto altrui caratteristico del modello del superiore; “senza essere mai debole”)
2 commenti:
Mi sembra molto bello e molto vero, anche se, il fatto di chiamarlo "nobile" ancora non mi convince. E' legato storicamente e politicamente a cose troppo diverse. é un termine ambiguo. in ogni caso ne parliamo domani.
Nel film "un tram chiamato desiserio" Marlon Brando recita esattamente l'opposto del nobile, in antitesi alla donna (di cui in questo momento non ricordo il nome) che incarna la "nobile"
era voluto?
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