lunedì 5 novembre 2007

Lo spirito del rococò tedesco. Dall'arguzia galante all'arguzia pedagogica


Il rococò si inserisce fra le correnti del barocco e del neoclassico; esso è una rivisitazione del barocco in chiave rimpicciolita, con un gusto accentuato per il particolare, l'ornamento, la divagazione, il superfluo.
L'ammirazione per la grazia, nel senso della bellezza del movimento, dell'armonia del movimento che però, per lo sforzo di riuscire sempre grazioso e sorprendente, si smarrisce nel bizzarro e nell'innaturale.
Arte dell'aristocrazia in declino, è un unione fra corruzione ed innocenza: si compiace di un decorativismo raffinato in miniatura, cercando di rendere ancora attraenti le forme ed i temi già troppo sfruttati nei secoli precedenti, evitando con cura ogni innovazione. Non conta il contenuto, l'intreccio principale, che deve ricalcare l'impianto tradizionale; conta bensì la divagazione, la parentesi, lo scherzo marginale.
Wieland fu maestro di tali digressioni, compreso il dialogo con l'autore.
Ma il rococò è aristocratico nel senso che è adottato come stile anche e soprattutto dalla nuova borghesia che imita l'aristocrazia. Il rococò è uno spirito di corruzione che si illude di diventare nuovamente innocenza.
Si ritrova poi la ricerca del motto arguto, però, come in ogni stile della letteratura tedesca, viene mutuato in chiave pedagogica (Neckerei- funzione morale dell'ironia). Parallelamente, si sviluppa la Gesprachskultur, che si oppone al culto pietistico dell'ineffabile, il culto della conversazione.

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