Questa crisi c’era in realtà sempre stata, e si trovava in quell’ambivalenza dell’indeterminatezza che caratterizzava l’eterna adolescenza. Se questa contribuiva a rendere l’ingenuità, la purezza, e a creare un clima di attesa, d’imminenza, dall’altra non si concludeva, non si sviluppava, e si compiaceva di questa inconclusione.
Questo ebbe luogo perché l’adolescenza era vagheggiata come stato definitivo, immobile, immutabile, chiuso alla realtà e alla conseguente maturazione (saggezza vs ingenuità).
Questa immutabilità diventa presto rigidità, pedanteria, chiusura: in una parola, il contrario dell’adolescenza: la senilità. (cfr. Hillman, puer aeternus e senex).
È per opposizione che nascono quindi i romanzi pedagogici a sviluppo dialettico (Entwicklungsromane-Entwicklung sign. Sviluppo); ma questo sforzo pedagogico non prevalse sul culto dell’adolescenza.
Vedi anche Faust, che si dice troppo giovane e troppo vecchio; anche dopo ringiovanito non si spoglia mai del suo talare di scienziato. In nessuna esperienza vissuta riesce a cogliere la pienezza della vita.
Entusiasmo e pedanteria si contrappongono come giovinezza e vecchiaia, ma si completano come aspetto interno ed esterno della giovinezza condannata a restare sempre immatura.
(vedi Klopstock e Herder, Tieck e Schlegel; Novalis morto giovane).
Immagine del ragazzino dai capelli canuti (Hölderlin; cfr. anche Esiodo, opere e giorni, la generazione che nascerà coi capelli bianchi).
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