
Gellert fu nel decennio 1740-50 la figura principale della letteratura tedesca.
Le sue favole limpide, bonarie, familiari erano accessibili a tutti, e penetrarono persino nell' ambiente contadino.
Gellert insegnò per tutta la vita una morale che apparentemente era quella dell'illuminismo; ma sotto la scorza razionale si avverte un'anima chiusa in sé e tormentata, in cui l'introspezione dei pietisti si complica con i problemi della nuova sensibilità preromantica. Si può vedere quindi Gellert come sintetizzatore perfetto di tutte le tendenze dell'epoca, immagine della metà del Settecento che oscillava fra tutte queste tematiche.
La Zårtlichkeit rappresenta per lui sia un fascino che un pericolo; egli stabilisce una misura, cioè quali concessioni le si possono fare, e quali no. Essa ingentilisce e quindi arricchisce l'anima, però ne può minacciare l'integrità.
Il suo pietismo è un connubio originale fra la religiosità sentimentale, il filisteismo illuministico ed i nuovi, inesplicabili "languori del cuore" (il "pietismo in crinolina" di cui parla la moglie di Gottsched).
Nessuno prima di Gellert ha saputo dire cose tanto semplici con parole tanto semplici; e nessuno come lui ha saputo insegnare una verità che era alla portata di tutti e valida per tutti nelle sue rivelazioni didatticamente morali.
Ma Gellert, più che moralista nel senso francese della parola, cioé psicologista, era un predicatore: le sue lezioni infatti combattono con l'arma (illuministica) della ragione la morale (illuministica) dei liberi pensatori, ai quali contrappongono sempre la Rivelazione.
Ad una lettura più attenta si scopre una nota di dolce rassegnazione di fronte alla sofferenza fisica e morale. Era torturato dall'ipocondria, quasi sempre ammalato. Significativo l'incontro dei due ipocondriaci Gellert e Federico II dopo la conquista della Sassonia; il "signore di questo mondo" contro l'apostolo della non-violenza. Si è ad un vero spartiacque della cultura tedesca.
Nel mite sofferente Gellert vi è un altruismo che lo rende impermeabile al mondo esteriore.
Il suo altruismo è però illuministico oltre che religioso. Nelle sue opere vi sono orge di beneficienza; il denaro non ha valore per nessuno; i malvagi sono malvagi perché sono avidi, o interessati. Egli fonde in questo caso mirabilmente la filantropia dell'illuminismo e la charitas fratrum dei pietisti.
Altruismo presente anche nell'amore, per cui ognuno è disposto a cedere all'altro la propria amata se motivi ragionevoli o filantropici lo esigono. Lo scambio dello sposo è il motivo base delle opere di Gellert.
In lui vi è una specie di compiacenza morbosa, quasi voyeuristica, della contemplazione della felicità dell'amico sposato. Gellert si compiaceva anche di essere il padrino del figlio di un amore patrocinato da lui. Probabilmente, lo scrittore si identifica tanto bene in questa figura perché è una figura passivo-contemplatrice che ben si confà al suo spirito, che esplorava curioso i "languori del cuore" per poi però rinunziarvi per delicatezza morale.
Il dilemma della passionalità contrapposta alla morale freddezza è sempre presente; il passaggio dal sentimetalismo etico-religioso del puro disinteresse ad un sentimentalismo solo in parte confessabile si avverte continuamente.
Notevole nella sua commedia "Le sorelle affettuose" l'eroina Lottchen, che si sacrifica per la felicità della sorella respingendo il suo amante infedele.
Notevole anche quello che è considerato il primo romanzo psicologico tedesco, "La vita della Contessa svedese di G."; in questo, si ha un'altra storia di sacrificio per l'ubbidienza, con una donna che sposa l'amico del marito ritenuto morto, per poi abbandonarlo al ritorno di questi, sebbene si senta forse ormai più legata al primo. Tutto il significato dell'opera di Gellert si può riassumere in questo "forse": è qui che sta il fascino sottile in cui si manifesta una sorta di nostalgia della passione negata dall'ascesi morale dell'ubbidienza. Il trio si completa poi in una perfetta quadriglia pietistica con l'ingresso di una vecchia amica del conte. Nessuna ombra turberà la vita perfetta dei quattro amici: le combinazioni negate assicurano quella ubriacatura di sensibilità nostalgica che fa praticamente da sola tutta la tensione del romanzo. Chiara qui l'analogia con le Affinità elettive, che sembrano confermare questo paradigma per poi distruggerlo completamente. Anche nelle sue commedie valgono i difetti della letteratura dell'epoca che abbiamo sottolineato: soprattutto la mancanza di azione. La commedia La Bacchettona sarebbe un perfetto compendio di romanzo mimetico girardiano. Le combinazioni e gli scambi di coppia degli amiconi pietisti ricordano molto il sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. L'opera è imperniata sulla gara di abnegazione di due amiche, Lotte e Christianchen. E' presente uno dei meccanismi moltiplicatori del desiderio mimetico per eccellenza: l'abnegazione che genera amore e l'amore che genera abnegazione. Anche da qui capiamo come la Gelassenheit abbia la stessa impurità erotica al suo interno; proprio l'eccessivo valore dato a questo modello dalle due correnti principali illuministiche e pietistiche favorirà il traboccare della passionalità, la crisi passionale e ipocondriaca, crisi che possiamo definire di "rilascio", nel ritmo sistole-diastole che è quello dell'indifferenza chiusa che cede nella passionalità aperta, nell'egoismo che si capovolge nell'altruismo, nel senex che si capovolge nel puer e nella maggior parte delle altre opposizioni. Si può leggere la tendenza al pronubo anche come la volontà di ripristinare il triangolo edipico; ridiventare il figlio, che pur tendendo eroticamente verso la madre, si subordina alla legge del padre. Oltre a questo ciò che rende figlio il pronube è anche la sua natura di spettatore passivo, che non agisce.
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