lunedì 5 novembre 2007

L'influenza di Wolff


Dopo i vagiti più autenticamente illuministici di Thomasius e Liscow, è la figura di Wolff che influenza in senso illuministico l’ambiente culturale.
Se Wolff contribuisce a diffondere l’illuminismo in Germania, nel farlo imprime ad esso una nuova direzione, in senso più prettamente sistematico e pedante, in tutto e per tutto semplificatorio.
Quell’ “esigenza di ordine”, che sfuma con un nuovo colore il tratto illuminista, porterà i posteri a vedere il wolffismo come “un’influenza doppiamente abortiva, in quanto non soltanto svigorisce le istanze originali del razionalismo, ma anche si offre come comoda alternativa al rigorismo pietistico: offre insomma la morale più adatta ad una borghesia da un lato incline per utilitarismo alle nuove dottrine, ma non ai suoi sottintesi polemici; dall’altro incline a compiacersi di un’esistenza privata, in largo senso apolitica, ma non proprio dell’isolamento ascetico. In questa capacità di offrire il nuovo dopo averlo reso innocuo e non impegnativo, è forse la principale ragione della straordinaria fortuna del wollfismo.”
D’altra parte, come ogni banalizzazione, la banalizzazione wollfista smussa gli angoli delle teorie e dei sistemi autentici—soprattutto quello di Leibniz—con l’intento di renderli più facili, ma col solo risultato di trasfigurali completamente, in un fraintendimento di misura tanto più grave quanto più era larga la fetta di “scolari” che grazie alla semplificazione aveva avuto accesso a quel sapere.
Per questo l’originario afflato illuminista perde i suoi caratteri più vigorosi, cioè la carica attivista e il suo impegno polemico.
Tuttavia bisogna riconoscere a Wolff un rigore morale nell’esporre la sua dottrina: in primis per la separazione netta tra filosofia e teologia, formulata con forza per la prima volta; per l’estensione della cultura a tutta l’umanita, per la dignità del sapere in quanto uomo; per l’estensione della legge morale sia ai credenti che agli atei (influenze su Kant).
Il bisogno di ordine wolffiano poi non va giudicato in toto negativamente; diede infatti una forma, linguistica e concettuale, a gran parte dello scibile di quel tempo, con la quale i futuri intellettuali poterono sentirsi accomunati in un codice fissato.

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