La Germania settecentesca vide in Spinoza non tanto il filosofo del panteismo che identifica Dio e la natura, quanto il filosofo che vede la natura pervasa da uno spirito divino, il quale si sottrae alla nostra comprensione, ma suscita in noi degli effetti, delle passioni (indirizzo sentimentale-romantico). Da questi effetti si può quindi riconoscere lo spirito di Dio, che viene a coincidere quindi con la bellezza, il sentimento del sublime.
La concezione della luce infatti si biforca in due atteggiamenti diversi: da una parte, abbiamo l'illuinismo che concepiscono la luce divina come luce chiarificatrice della ragione; dall'altra, le correnti misticoteologiche e poetiche (Novalis, Bohme) la concepiranno invece come bellezza dell'universo creato da Dio ed anche come splendore e anima divina dell'universo.
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