
Libera con la Theodicée il pensiero tedesco dal pensiero del peccato originale, con l’idea dell’armonia dell’universo che si perfeziona, tramite la continuità del moto e l’unità del processo cosmico.
Leibniz si sforzò di conciliare ed armonizzare il controverso rapporto di fede e ragione (vedi cap. sull’illuminismo e pietismo).
Tutto tende ad un dinamismo già pre-romantico; gli atomi si trasformano in monadi, l’azione meccanica in forza viva, che si basa a sua volta sull’intensità dell’azione spirituale della monade.
Ogni monade presenta a se stessa le altre monadi e quindi le rispecchia, ma con ciò nello stesso tempo le sostituisce: cioè, le “rappresenta”.
In un certo senso quindi le crea, come le ha create Dio. Ma la monade leibniziana crea soprattutto se stessa ( geprågte Form, die lebend sich entwickelt ). Il sistema leibniziano serve da crocevia per tutte le correnti teologico-filosofiche del tempo, che si conciliavano armonicamente in esso (deismo, panteismo, spinozismo).
Cade la distinzione cartesiana di spirito e corpo; la realtà è lo spirito nelle sue rappresentazioni, aggregato di esseri rappresentativi della sua infinità attraverso infiniti gradi nella chiarezza e distinzione della rappresentazione.
La monade, pur sempre isolata, riceve da Dio il dono del principio rappresentativo di ciò che è al di fuori di essa, accordandosi con le altre monadi.
“Soltanto la generazione di Herder comprese il dinamismo insito nella concezione della monade che tende a conservarsi nel suo essere, ma è anche in eterna metamorfosi e, seppure non è, presa in sé, il mondo (cfr. Fichte) ha in sé la possibilità di diventare un mondo, o meglio di crearlo”.
Ritorno alla concezione rinascimentale del microcosmo, alla mistica dell’Uno-Tutto. Senso faustiano di dinamismo, trascendenza. Non vi è differenza fra la quiete e il moto, la quiete stessa essendo la contemplazione dell’armonia conquistata (energia=massa).
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