mercoledì 7 novembre 2007

Il Preromanticismo, culto della sensibilità ipocondriaca.

La prospettiva psicologica e lirica s’incupisce per effetto di una spiritualità specificamente borghese. Epidemia anche in Germania del nuovo dramma e romanzo borghese lacrimeggiante inglese; esso fu imitato da Diderot, trapiantato in Germania da Schrøder e genialmente valorizzato da Lessing.
Si afferma il genere “melé”, anche questo tipicamente borghese, che inserisce brani di prosa autobiografica e di confessioni nelle poesie, ma anche versi nelle lettere scritte in prosa, per dare con ciò l’impressione della “prosa della vita”.
Al piacevole ed al grazioso si preferisce, anche per effetto di questa nuova estetica inglese, il commovente ed il sublime che esaltano l’anima scuotendola; si analizzano i “sentimenti misti”, visti come i più piacevoli (malinconico, emozionante, grottesco, terrificante, spettrale; il nuovo bello piaceva pur non essendo bello, anzi proprio perché non era bello.
Iniziano le discussioni sulla modificazione del bello; c’è lo sforzo di comprendere questo “non so che” che era poi il gusto preromantico dell’ondeggiamento patetico, della sfumatura sentimentale e tonale.
Ma ciò che caratterizza di più il preromanticismo in Germania è la passionalità frenetica che acquista il culto dell’amicizia.
Un nuovo modello è il nobile, che soprattutto a causa della guerra, desidera vivere lontano dalla corte e dall’ingiustizia del regnante; il vero rappresentante del preromanticismo è però secondo noi il giovane poeta borghese che vive soltanto per gli amici ed è poeta soltanto perché si sente amico. I giovani poeti della schiera di Klopstock avevano sfidato tutti quelli che ne stavano al di fuori: Gottsched e il suo ambiente di corte, ma anche la borghesia illuministica per la quale pure scrivevano; si sentivano distaccati anche da Gellert, perché troppo razionale e rappresentante della cultura moralistica della borghesia lipsiense.
Interessanti dal punto di vista psicologico sono le “Lettere confidenziali” di Nikolaus Giseke. In essi l’anima, che si era sforzata di mantenersi nella Stille pietista, sogna ora di disperdersi (distrarsi dal centro della propria anima, peccato più grande per i pietisti) e di penetrare nel labirinto di impressioni sempre diverse, cercando il proprio affascinante e torturante segreto in un sempre diverso, sempre inafferrabile “non so che”. L’ipocondria fa ulteriori progressi: diventa moda e snobismo, la malattia degli eruditi che contagia tutta la borghesia. Tutti devono caffè, pur sapendo che è un veleno per gli ipocondriaci. Nel culto dell’irrequietezza e della malinconia vi è però un nuovo e profondo elemento lirico, un senso cosmico della caducità della vita in genere. Intorno al 1750 si attua anche il passaggio dalla musica galante (feudale) a quella espressiva (borghese). Il particolare dinamismo dei compositori mannheimiani ruppe decisamente il carattere cerimoniale e liturgico della musica barocca ed affermò una nuova libertà dei sentimenti: alternava continuamente il forte ed il piano, crescendo e diminuendo, le tecniche del “sospiro” e del “singhiozzo”.
Per i borghesi il concerto non era più un frivolo passatempo quotidiano, ma un atto solenne goduto intensamente e quasi religiosamente, un atto sentito come espressione dei propri sentimenti. Attraverso l’arte l’anima borghese, stupefatta e commossa dalla propria sensibilità, riconosceva per la prima volta uno stato di languido delirio.
Il languore che sollecitato diventa delirio è appunto l’essenza di ciò che possiamo definire preromanticismo.
La nuova musica è anche cosmopolita. Entrano le danze popolari; il Walzer diventa la danza borghese per eccellenza.

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