martedì 6 novembre 2007

J.E. Schlegel e la commedia sassone


Le figure sono ridotte a tipi schematici; gli stessi nomi rivelano il loro carattere e la loro funzione (Molière).
Tratta problemi sociali; le tensioni dell'epoca, come per esempio quella fra illuminismo e pietismo, Francia e Germania...In quelle di J.E. Schlegel si rivelano due diversi aspetti del dilettantismo e mimetismo del sentimento e dell'azione, che in Germania stava nascendo come reazione al vuoto psicologico creato dall'introspezione religiosa. Tanto l'eroe "attivo", l'ozioso sempre indaffarato, quanto l'eroe passivo, l'uomo che fa il misterioso senza avere nessun vero segreto, vogliono tutto e non vogliono nulla; certo non ottengono nulla con le proprie forze, perché non sanno ciò che vogliono, anzi non sanno volere nessuno scopo. Era questa la grave malattia dell'epoca, che era in fondo l'ipocondria, sia pure soltanto in suoi riflessi comici.
Nel Phantast di Schlegel ritroviamo due tipi fondamentali, che sarebbero divenuti poi tragici con l'acuirsi della malattia, dopo il 1750 (e ancora oggi!): l'ozioso indaffarato, incapace di occuparsi di una cosa sola; fa tutto e non fa niente, perché cambia sempre e non porta a termine nulla. Non finisce niente anche l'uomo dei misteri, che sembra il suo opposto, ma è il suo ideale alleato: Abgrund agisce però solo per dimostrare agli altri e a sé che egli è qualcuno, qualcosa, e non nulla. Si traveste, e si preoccupa in primo luogo di sapere come è stato giudicato dagli altri in ogni sua metamorfosi. E' dunque l'introverso che sperimenta le varie possibilità di diventare qualcosa per gli altri, assumendo i più vari aspetti concreti, perché sente che nessun aspetto, nessun "corpo" corrisponde alla sua realtà psichica. Alla fine si scopre il suo grande segreto, che si rivela solo quello di un borghese ambizioso. Egli si stima troppo e si stima troppo poco, teme che nessuno si curi di lui, ma assai più teme che tutti si curino di lui.
L'ipocondrianco passionale è una figura della incomunicabilità, che fa il suo esordio con Lessing.
Ma il capolavoro di Schlegel e del teatro sassone è la commedia "La muta bellezza"; essa è l'esaltazione della Gesprachskultur di Lipsia: l'esistenza sociale per tutti gli esseri normali è condizionata dalla necessità di una continua conversazione fra uomo e uomo, senza di che la società non sarebbe società, né l'uomo uomo. Il tema della "muta" che non parla perché non pensa, che si accoppia con colui che non parla perché pensa; ecco che la conversazione era vista come giusto mezzo armonico fra questi due estremi, che portavano alla freddezza e all'uccisione della sensibilità.

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