
Il nuovo sentimento della vita crea una nuova visione della natura. Al paesaggio bucolico si sostituisce quello orrido. Questo paesaggio risale immediatamente ai pittori italiani del seicento ed avrà la sua definitiva espressione classica nell’ultima strofa del canto di Mignon. La mitologia agraria, nelle sue forme di mitologia lunare e tellurica (credenze popolari, riti contadini, la campagna), è mitologia della notte dell’oscuro grembo materno della terra, dalla quale la vita individuale esce soltanto per occultarvisi di nuovo. In tale simbolismo mitico-religioso la vita e la morte dell’individuo non sono che episodi nella vita ciclica della natura, che è percepita però solo nel suo spirito vegetale.
Anche la luna che cresce e decresce suggerisce malinconicamente la caducità dell’uomo e l’eternità della natura; la malinconica poesia lunare canta non l’infelicità dell’innamorato, quanto quella dell’amico che pensa con struggimento all’amico assente o morto.
Per gli stessi motivi la metempsicosi affascina l’epoca.
Lo sfondo agrario preistorico si affermò anche con la riscoperta delle ballate popolari in chiave animista-spiritista. Tema del galoppo notturno che ritroviamo anche in Goethe.
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