Egli, pur essendo diventato inattuale subito dopo la sua opera, è da considerare il padre della poesia tedesca moderna.
Klopstock creò infatti più che una nuova poesia un nuovo linguaggio e stile caratterizzati da un senso di grandiosità, con un nuovo culto del poeta.
Il poeta non era più il frivolo e servile verseggiatore delle corti seicentesche, e ancor meno un maestro pedante di retorica settecentesco, ma aveva una sua inconfondibile ed incomparabile dignità di vate ispirato da Dio, e più tardi anche di bardo e guida profetica della sua nazione.
La grandezza di Klopstock si può dire che è tutta nel suo sentirsi grande. I poeti modestissimi suoi amici furono da lui esaltati non per il loro reale valore, ma perché erano amici suoi. Il suo entusiasmo era tale che accendeva di sublime non solo l’amata, ma aumentava anche la sublimità di Dio.
Klopstock, in quanto cantore di Cristo, si sentiva suo amico e degno del suo aiuto.
Egli vive ancora nel triangolo zinzendorfiano dell’amore concluso nel nome del Redentore, ma con una diversa consapevolezza del proprio incomparabile valore personale nei riguardi del divino Amico.
La sua poesia rappresenta la svolta più importante dalla religiosità pietistica a quella poeticamente sentimentalizzata.
L’amicizia con il Redentore diventa quasi quella fra due esseri di pari grado.
La rinascita dei fedeli nelle capanne di cristo da lui immaginate o realmente fondate è uno degli aspetti più suggestivi.
Si dice che Klopstock offre per la prima volta nel 700 una poesia sincera e vissuta; ma quanto poco di concretamente vissuto vi è nella sua poesia! L’Erleibnis si esaurisce in sé, rimane commozione di fronte al proprio sentirsi commosso. Questo effetto moltiplicatore dell’analisi dei sentimenti è il vero “motore” dell’entusiasmo naricisistico del Klopstock.
Egli è l’immagine del rivolgimento su se stesso; l’immagine stessa della caduta di Narciso. Lirico monocorde, Klopstock non sa cantare se non la propria ispirazione.
Non offre quasi nulla di plastico o tangibile, ma soltanto invocazioni, esortazioni o un elenco di sentimenti.
Emblematico è il fatto che nel Messias la narrazione della morte di Cristo è assai più breve della parte introduttiva, in cui Klopstock annuncia di essere giunto al momento culminante del poema e parla della propria commozione ad affrontare la grande prova.
Ben altra realtà sarà presente nell’opera, pur soggettivamente innodica, di Hølderlin.
Le sue parole chiave sono Denken e Gedanke, ma esse non sono pensieri, bensì solo sentimenti ispirati dai pensieri e non da cose reali.
La “denkende Freundin” sente e non pensa; non sa però dire quello che sente, perché sente soltanto l’ineffabile, l’irrappresentabile. Intorno al proprio lirismo ineffabile quindi Klopstock deve offrire pure qualcosa di reale al lettore; gli offre quindi le mitologie convenzionali—greca, cristiana, germanica—maschere vuote che sono solo pretesti per accogliere il suo ardore.
Presupposto di tale autoconsapevolezza del Klopstock che si sente Klopstock è la salte fisica, inedita nella letteratura settecentesca, in cui prima di K. Dominava la scena lo studente anemico e debole di salute.
Il poeta rivoluzionò la gioventù tedesca dotandola di un amore per il proprio corpo, praticando lo sport. Per effetto di tale nuovo vigore morale ed anche fisico, non l’anima intesa nella sua genericità ideale vuole ricongiungersi al suo Creatore, ma un’anima anche troppo consapevole del proprio valore, della propria unicità monadica s’innalza verso il creatore con un prepotente bisogno di immortalità personale. È insomma un appassionato desiderio di sopravvivere alla morte corporale.
In quanto cantore della redenzione, K. È anche cantore della resurrezione.
Egli fu poi il primo grande esponente del dissidio fra cultura e politica; la sua radicale opposizione a Federico II acquista un significato personale.
Edificò un culto anche alla germanicità preistorica incorrotta, che lo fece sfociare più volte vicino all’anti-cristianità.
Va rilevata infine l’immaturità del suo spirito, vogliamo dire la sua incapacità di maturarsi, come Herder e i principali romantici.
Egli è il primo di quei poeti che diedero il meglio di sé nella loro giovinezza per poi ostinarsi di restare giovani, fino alla loro vecchiaia. Con il passare degli anni il poeta sempre più si ridusse ad un filologo pedante ed arido che si sforzava con esperimenti metrici vieppiù complessi e bizzarri a tener desto e a valorizzare quanto ancora restava del suo ardore giovanile.
Entusiasmo e pedanteria, candore e presunzione in strana simbiosi fanno di Klopstock uno dei rappresentanti più tipici di un pericolo sempre insito nella poesia tedesca.
Fra complimenti letterari e celie galanti si era fatta strada nell’anima di Klopstock una commozione multiforme che abolì ogni distanza fra gli amici vecchi e nuovi, fra il passato e il futuro, fra il vicino e lontano, la realtà e l’ideale. Questa commozione è la sostanza poetica della sua ode. (vedi Biswanger sui maniaci ciclotimici)
In queste odi vi è anche la Novalisiana identificazione dell’attesa al compimento (identificazione propria dello snob che deve creare dal nulla una maschera, e quindi non aspetta di arrivare al modello ma si sente già arrivato)
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