Ora gli ideali dell’altruismo, della beneficenza, della sincerità, della lealtà e dell’ubbidienza possono essere ricondotti ad un’unica radice.
Sono ideali che si sviluppano naturalmente in comunità nuove che sono ancora ben chiuse e si trovano in una condizione di progressivo e rapido sviluppo; in tali comunità il principio di coesione è legge inderogabile, suprema. Simili collettività erano i gruppi dei pietisti e per di più d’un verso anche il ceto dei mercanti o più esattamente la rete delle banche, ecc..che univa singoli gruppi di mercanti residenti in diverse città. Il solo conflitto concepibile entro tali realtà sociali era la slealtà per motivi egoistici o la disubbidienza per motivi egoistici. In questa comune impostazione dei rapporti fra l’individuo e la comunità più ristretta in cui egli viveva sta forse la somiglianza più profonda fra l’illuminismo e il pietismo.
L’essenziale in quasi tutte le opere della prima metà del secolo non è il trionfo di un’anima appassionata sulla propria passione, ma l’accettazione spontanea e “naturale” della legge, essa pure “naturale” (nel senso filosofico e morale) della lealtà e dell’ubbidienza.
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